L'immagine rappresenta un bite sportivo in mano ad un medico

Bite sportivo

Oasimedica® opera secondo un approccio olistico, proponendo ai pazienti servizi personalizzati e offrendo prestazioni altamente qualificate da parte di professionisti preparati ed appassionati: anche nel caso del protocollo per l’inserimento del Bite Sportivo.

Il Bite Sportivo ha la funzione di proteggere i denti nella fase di sforzo agonistico e nello stesso tempo di registrare un miglioramento oggettivo o soggettivo delle performance, di sentirsi meglio durante l’atto sportivo.

L’utilizzo del Bite Sportivo è indicato non solo per chi pratica a livello agonistico, ma anche per chi fa sport a livello amatoriale. In generale gli specialisti Oasimedica® consigliano l’utilizzo soprattutto a pallavolisti, cestisti, ciclisti e podisti, ma può essere utile anche per il calcio e altri sport.
Più è intensa l’attività agonistica più si sarà soggetti a tensioni muscolari, soprattutto a livello del sistema masticatorio.

Il protocollo per la creazione del Bite Sportivo vede una collaborazione tra osteopata, fisioterapista e odontoiatra, dove quest’ultimo opera nella fase di inserimento e confezionamento del Bite.
Oasimedica® segue tale protocollo suddividendolo in sedute e trattamenti e può durare tra le tre e le quattro settimane.

Prima seduta

Durante la prima seduta con l’osteopata, lo specialista valutata la postura generale del corpo, quella che, durante il ciclo della vita di ogni paziente, è andata a stabilirsi.
Alla fine della seduta viene messo in atto un corretto equilibrio generale del sistema.

Seconda seduta

A distanza di due settimane, dando così al corpo del paziente il tempo di adattarsi correttamente ai cambiamenti, prende luogo la seconda seduta: la struttura del paziente a questo punto lavorerà più correttamente e l’osteopata potrà occuparsi del riequilibrio della dinamica respiratoria cranio sacrale.
Nel corso di quest’ultima visita lo specialista si concentra sull’aspetto cranio-mandibolare, funzionale soprattutto per l’odontoiatra, per poter prendere un’impronta per il bite nella posizione più corretta possibile.
L’impronta viene generalmente presa tramite il metodo tradizionale, trattandosi di un caso veloce e soprattutto non invasivo, ma il paziente può decidere di avvalersi del CAD/CAM.

Terza seduta

Successivamente durante la terza seduta viene inserito il Bite e l’osteopata interviene per controllare che struttura e funzione siano armoniche in relazione al bite.
In una seconda fase, successiva alla fase delle sedute osteopatiche e inserimento del Bite, vengono poi effettuati tutti i controlli e le rilevazioni necessarie, anche con strumenti come la webcam, sulle sensazioni del soggetto durante l’attività sportiva con l’utilizzo del Bite, così da poter avere in tempo reale una valutazione dell’efficacia.

Il controllo della postura

Durante la procedura vengono poi fatte valutazioni visuo propriocettive con il sistema Delos (controllo della postura), soprattutto con l’obiettivo per il paziente di percepire quali sono state effettivamente le variazioni in termini di equilibrio e funzionalità da prima a dopo il trattamento.
Le iniziali valutazioni posturali sono indispensabili nella presa in esame, per l’osteopata, dell‘intera unità del corpo e della globalità del sistema.
Ogni segmento corporeo infatti può aiutare od alterare l’equilibrio generale: un trauma anche banale può creare una disfunzione osteopatica, o una perdita di movimento in un segmento singolo, che però influenzerà l’intero sistema.

Per questo il Bite influisce sull’intero apparato del nostro corpo: non deve farlo negativamente ma arrivare a dare libertà a tutto il sistema di funzionare correttamente, ottimizzando la prestazione. Per esempio, grazie al Bite lo sportivo, il corpo consuma meno ossigeno per mantenere le funzioni attive, diminuendo quindi l’affaticamento generale durante la prestazione.

L’utilizzo del Bite è adatto per gli adulti quanto per i bambini: allo stesso modo viene esaminata l’occlusione in maniera che il corpo possa lavorare in condizione ottimale, riducendo quindi lo sforzo fisico del paziente.

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